LA CRISI DEI MERCATI NELLA PROVINCIA DI PISTOIA

Nel corso dell’appuntamento il coordinatore provinciale dell’Anva, Michele Merola, ha snocciolato i numeri della crisi: se in provincia di Pistoia nel 2014 c’erano 1.107 imprese del commercio su area pubblica registrate in Camera di commercio, nel 2024 (ultimi dati disponibili) sono scese a 885 (-222). E a fronte delle 71 nuove iscrizioni di 10 anni fa, oggi ne abbiamo solo 19. Inoltre i banchi sono oggi in maggioranza gestiti da persone extracomunitarie (il 54%). «E il trend del 2025 conferma purtroppo i dati che si sono evidenziati negli ultimi anni».

«I settori più colpiti – dice il presidente provinciale Anva Michele Coppelli – sono quelli dell’abbigliamento e delle calzature (-55%), ma anche i banchi alimentari (settore trainante dei mercati) ha avuto un calo del 18%. A rischio non c’è solo un comparto storico della microimprenditorialità italiana. A rischio c’è la tenuta commerciale e sociale di territori in cui i mercati rappresentano un presidio economico, un servizio di prossimità e di coesione. Occorre intervenire subito per riorganizzare gli spazi, rivedere i pesanti canoni di suolo pubblico e destinarne una parte agli interventi di riqualificazione. Chiediamo inoltre alle amministrazioni più concertazione».

Poi un appunto particolare per la situazione di Pescia. «Dopo aver perso due mercati per le allerta meteo e uno spostamento per il Palio – dice ancora Coppelli – avevamo avuto rassicurazione dal sindaco di poter recuperare in parte il mancato guadagno con un prolungamento del marcato di sabato 20 dicembre. Ora ci siamo sentiti dire che questo non si può più fare per ché i negozianti sono contrari alla chiusura della piazza per un giorno. La mancanza di autorità del sindaco fa sì che il commercio venga classificato in serie A (i negozi) e serie B (il mercato), senza creare quelle sinergie che in occasioni come queste possono invece essere un punto di forza contro la grande distribuzione e le vendite online».

Quindi l’affondo di Innocenti: «Da tempo stiamo cercando di tamponare la crisi dei mercati, confrontandoci con le varie amministrazioni del territorio. A Montecatini, per esempio, avevamo trovato disponibilità nell’attivare programmi che avrebbero contemplato maggiori controlli sull’abusivismo, una ridistribuzione più organica e funzionale degli spazi, il rispetto delle regole da parte di tutti (anche nell’ottica di una maggiore integrazione) e maggiori servizi. Inoltre, contestiamo i troppi appuntamenti di particolari iniziative commerciali nel “salotto buono” della città e in periodi di grande afflusso (Pasqua, settembre, Natale). Ma da allora l’amministrazione comunale non ci ha fatto più sapere nulla. A Pistoia, invece, si è riusciti a distruggere il mercato più importante della provincia e uno dei migliori a livello regionale. I banchi sono infatti distribuiti su distanze troppo lunghe, senza aver peraltro ottenuto l’obiettivo dichiarato di una maggior sicurezza. Inoltre la città capoluogo ha il canone di suolo pubblico più alto del territorio (1.200 euro l’anno, secondo solo a quello di Firenze), laddove per esempio a Monsummano si pagano 600 euro e a Montecatini 300».

Ma ci sono anche esempi virtuosi. «Ad Agliana – spiega Innocenti – si sta riqualificando il mercato, che sta diventando un bel luogo di lavoro. Monsummano ci ha promesso la sua ristrutturazione da ormai due anni, ma purtroppo ancora non si è passati ai fatti».

«Occorre investire sui mercati – conclude Innocenti – dare equilibrio ai territori senza che vi sia una indigestione di manifestazioni commerciali straordinarie che entrano in concorrenza con gli operatori che  lavorano qui tutto l’anno. La concertazione con le amministrazioni deve diventare una risorsa per tutti».