MUSICA E DIRITTI D’AUTORE Agcom frena le pretese di LEA

E’ noto come, a seguito della liberalizzazione della gestione collettiva dei diritti d’autore e
connessi, conseguente al recepimento in Italia della c.d. “Direttiva Barnier” (Direttiva 2014/26/UE),
LEA (Liberi Editori Autori), il nuovo Organismo di Gestione Collettiva dei diritti operante nel
nostro Paese, che affianca SIAE, stia da tempo inviando agli utilizzatori di musica lettere con cui
richiede il pagamento dei diritti d’autore per i propri rappresentati.
Che vi sia un diritto a pretendere tali pagamenti non vi è dubbio. Il problema è che LEA, che fino
a un certo punto percepiva i diritti degli autori mediante un accordo interno con SIAE, si muove ora
autonomamente, e ha determinato le proprie tariffe in modo autoreferenziale, senza trasparenza,
oggettività, né elementi che consentano di rilevare la congruità delle stesse tariffe in relazione ad
una rappresentatività nel settore riconosciuta o riconoscibile.
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), con delibera n. 96/24/CONS, del 17
aprile 2024, resa nota solo alcuni giorni fa, ha ora rilevato non pochi “punti deboli” nella strategia
di LEA, diffidando l’OGC dal reiterare condotte in violazione dell’art. 22, commi 2, 3 e 4, del D.
Lgs. n. 35/2017 (il provvedimento con cui la Direttiva Barnier è stata recepita in Italia), in quanto le
condizioni commerciali delle licenze proposte non risultano eque e non discriminatorie, né basate su
criteri semplici, chiari, oggettivi e ragionevoli, le tariffe proposte non risultano proporzionate in
rapporto al valore economico dell’utilizzo dei diritti negoziati, e infine LEA non ha fornito ai
soggetti che li richiedevano sufficienti elementi informativi per consentire la valutazione se le
condizioni e i criteri proposti per la concessione della licenza e la fissazione delle tariffe fossero
rispondenti ai principi di legge.
Confesercenti da tempo si sta muovendo per cercare di riportare la materia ad un suo ordine, e ciò
ha fatto scrivendo al Sottosegretario con delega al Ministero della Cultura e inviando una propria
Segnalazione all’AGCOM.
Non è pensabile lasciare il mercato dei diritti d’autore all’autoregolamentazione dei soggetti che
vi operano, ma è necessaria un’azione di indirizzo e, quanto meno, di coordinamento, per vanificare
approcci distorti che rischiano di scoraggiare gli utilizzatori e costringerli ad “uscire dal sistema”,
rinunciando alla diffusione di musica, con danni irreparabili per gli stessi titolari dei diritti, oltre che
per gli utenti finali.
Ora l’AGCOM conferma che “l’ampliamento dei soggetti abilitati all’intermediazione del diritto
d’autore non può tradursi in aggravi indebiti per gli utilizzatori, tanto più in considerazione del fatto
che questi ultimi, con riferimento almeno alla c.d. musica d’ambiente, non potendo di fatto scegliere
tra un repertorio e l’altro, devono necessariamente interfacciarsi con tutti gli organismi che
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intermediano”, che “il mero numero di titolari di diritti mandanti non può essere considerato un
parametro oggettivo per misurare la rappresentatività degli organismi di gestione collettiva” e che
“il rapporto tra il tariffario proposto da LEA e quello proposto da SIAE non corrisponde alla reale
proporzione della rappresentatività dei due organismi di gestione collettiva”.
LEA, che comunque ha il diritto di ricorrere al TAR contro il provvedimento di AGCOM,
dovrebbe dunque ora rivedere il proprio modo di porsi, che fa riferimento ad indici di
rappresentatività non oggettivi e congrui, oltre che le proprie tariffe, determinate, con riferimento a
molte categorie di operatori, senza una vera negoziazione, né in base a criteri trasparenti e chiari.
Gli ambiti in cui LEA si muove sono riferiti, oltre che alla menzionata “musica d’ambiente”,
diffusa in esercizi commerciali e locali pubblici attraverso la radio e la TV, anche alla musica
relativa ad eventi organizzati presso esercizi pubblici (“pubblica esecuzione”).
Con riferimento alla prima, non potendosi l’OGC basare su dati analitici di utilizzo delle opere,
viene a mancare il parametro oggettivo dell’impiego del repertorio amministrato, e ciò, insieme
all’assenza di criteri atti ad una seria misurazione della rappresentatività, mette in condizione gli
esercizi di accampare serie eccezioni sulle pretese di LEA.
Ma anche con riferimento alla “pubblica esecuzione”, per la quale LEA chiede agli esercizi la
presentazione dei programmi musicali, con l’indicazione di tutte le opere eseguite, senza conoscere
fra l’altro se nel corso dell’evento siano state utilizzate opere del proprio repertorio, minacciando
l’applicazione di sanzioni per l’esecuzione in mancanza di licenza, sussistono dubbi (sui quali
abbiamo interrogato Ministero della Cultura ed AGCOM), sia in riferimento alle modalità della
richiesta che sull’oggettività delle tariffe e sull’indice di rappresentatività.
Nel frattempo, AGCOM si è riservata di determinare un criterio oggettivo di calcolo della
rappresentatività degli OGC.
A tali fini, d’altra parte, la recente legge sul mercato e la concorrenza, L. n. 214/2023,
modificando l’art. 180 della legge sul diritto d’autore, L. n. 633/41, ha previsto che vengano
definiti, con regolamento dell’AGCOM, i criteri per la determinazione della rappresentatività degli
organismi di gestione collettiva per ciascuna categoria di diritti intermediati.
In definitiva, qualcosa si muove.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della vicenda.
Per un maggior approfondimento alleghiamo una sintesi ragionata del provvedimento
dell’AGCM.