Abbiamo interpellato molti soci imprenditori dopo il ritorno in arancione in merito alla situazione ed alle prospettive delle imprese. Le risposte unanimi sono state: facciamo bene a manifestare per le riaperture delle attività, nel rispetto delle norme di sicurezza. Occorrono sostegni adeguati. E’ fondamentale la campagna di vaccinazione. Nel breve periodo permane l’emergenza delle conseguenze della pandemia. La chiave di volta è tornare a lavorare. E’ emersa determinazione. Il Presidente di Asshotel Cenni con grande coraggio ha annunciato la riapertura. Altri hanno pronti nuovi progetti di investimenti. Non nascondiamo che esistono forti preoccupazioni. Senza mobilità e spostamenti il turismo  non riprenderà, la ristorazione e le stesse vendite dei negozi saranno compresse. Ma a breve le riaperture ci dovranno essere. Dobbiamo, perciò, iniziare a guardare sin da oggi più avanti. Non sono più sufficienti le rivendicazioni: riaprire, sostegni, vaccinazioni. La seconda e terza ondata ha comportato conseguenze alle imprese ben più pesanti della prima del 2020, nonostante una più tollerante applicazione del lookdown. Il tempo di chiusura è stato molto lungo, è durato mesi e mesi. La ristorazione è stata pesantemente colpita sia con il colore rosso, sia con quello arancione. I negozi di abbigliamento e moda hanno perduto due stagioni. Gli alberghi e la filiera del turismo un anno e più, anche se il turismo potrà riprendere con una certa rapidità. Le imprese sono fiaccate. L’economia del terziario è a terra. Quanto sono cambiate strutturalmente le abitudini dei consumatori con internet? E’ da ritenere che alcune siano diventate irreversibili. Le riaperture, i soldi dei sostegni sono un irrinunciabile punto di partenza, ma non sufficienti. E’ imprescindibile un piano economico per le imprese del terziario che contenga: alleggerimento e anche cancellazione di oneri e costi, snellimento burocrazia, finanziamenti agevolati, credito d’imposta per incentivare investimenti, interventi per la digitalizzazione delle piccole imprese. Il fine è passare dalla resistenza delle imprese per vivere alla progettualità per stare sul mercato dopo la pandemia, restituendo fiducia nel futuro, nella ripresa dei consumi, nella funzione dei negozi di vicinato e dei mercati per la vita delle città e dei paesi. Un piano economico a misura delle piccole imprese ha bisogno di un piano strategico per la crescita economica dei territori. Senza sviluppo le imprese non vivono, non nascono e l’occupazione non aumenta. Abbiamo tante volte sottolineato che vivaismo, turismo/commercio/cultura con il polo museale di Pistoia e gli Uffizi a Montecatini, mobilità sostenibile possono diventare motori per lo sviluppo della nostra provincia. Si tratta di settori coerenti con le priorità indicate dal Recovery Fund. Confesercenti chiede di andare avanti per far diventare le polarità che abbiamo fattori di ulteriore crescita economica. Come sempre non dobbiamo arrenderci e rinunciare alla socialità che rende normale la vita delle persone, alle passeggiate dello shopping, all’aperitivo con gli amici, alle cene fuori con la famiglia. Oggi viviamo una pseudo normalità. Vogliamo tornare alla vera normalità.

Pistoia, 14 aprile 2021                                        Riccardo Bruzzani