Confesercenti Pistoia

PARCO EUROPEO DELL’OSPITALITA’ – MontecatiniTerme

“Novecento a Montecatini” di Galileo Guidi e Giovanni Cella è meritorio per la raccolta di documentazione in merito alla vicenda Terme. Si afferma che al centro della scelta del 1997 era l’identità della città. L’amara e pragmatica verità che emerge dai fatti è il fallimento del percorso. Il trasferimento dei  beni termali alla Regione Toscana ed al Comune di Montecatini Terme, pur animato da buone intenzioni, ha decretato una sconfitta della politica in tutte le sue articolazioni. Altro che rilancio delle Terme! Siamo giunti al punto che gli stabilimenti termali sono sostanzialmente senza prodotto e alcuni chiusi.  In verità un simile approdo era scontato. Lo Stato le ha parcheggiate per anni ad enti inappropriati. Regione e Comune hanno approvato un affitto d’azienda a soggetti inaffidabili. E’ mancata una strategia con una progettualità fattibile. Sono trascorsi decenni. Il mondo cambiava velocemente. Non si è realizzato un investimento degno di questo nome. Il declino era inevitabile. Le categorie economiche e la città qualche volta si sono alzate ed hanno parlato, hanno chiesto, hanno anche lottato per riprendersi i beni. Non ci sono state le condizioni per un programma forte, unitario, innovativo. Divisioni, impegno a mettere i veti su idee altrui, difesa del particolare e del proprio orticello, miopia nella incapacità di comprendere che la Valdinievole ha bisogno di Montecatini Terme e questo ha bisogno delle risorse di territori ampi, di infrastrutture moderne. Tutto il contrario della interruzione tra Montecatini e Pescia del raddoppio delle ferrovia. E’ un problema di classe dirigente. Questo è il vero problema dell’Italia e ovviamente di Montecatini. Quindi, per lunghi anni nessuna attrattiva per investitori privati. Confesercenti ha fatto qualcosa d’importante e di organico. Lo dico non per difesa d’ufficio. Il contenuti della strategia presenti nel convegno che il 12 dicembre 2011 al Cinema Imperiale lo dimostrano. Al centro dell’iniziativa vi erano elaborazioni e proposte concrete sul rilancio delle Terme, per una nuova Montecatini ecosostenibile, attrezzata, attrattiva, accessibile, con qualità urbana per il benessere dei residenti e dunque dei turisti, sui temi dell’accessibilità e della mobilità, del valore ambientale, paesaggistico,  turistico e culturale dei parchi termali, su come comunicare una nuova idea di città. Lo sforzo compiuto era per un progetto complessivo migliorabile con il confronto. Non siamo stati in grado. Ora siamo all’anno zero. Continuo a credere che Montecatini Terme possa avere un futuro economico di qualità. L’economia della città ha sofferto molto in questi anni, sommando la crisi mondiale iniziata nel 2008 con quella delle Terme. Se molti hanno resistito è dovuto al fatto che Montecatini Terme è in possesso di un grande patrimonio posto al centro della Toscana più sviluppata. Oltre 10.000 posti letto che nessuno può sostituire.

Negli ultimi anni grazie al lavoro, che deve essere apprezzato, dell’Assessore De Paola, di alcuni albergatori in sintonia con i tempi e anche per merito finalmente dell’unità dei consorzi turistici delle associazioni, la qualità dei turisti si è elevata facendo aumentare i margini, indispensabili alle aziende alberghiere per gli  investimenti, cosa impossibile se gli unici clienti fossero soltanto i gruppi a prezzi irrisori. Il brand Montecatini è ancora vivo. La Spa Terme non sono più sull’orlo del fallimento, atteso da molti “corvi” per acquisire il patrimonio ceduto a “pezzetti”. Questo merito va riconosciuto a Regione, Comune, parlamentari. Ma siamo ancora all’anno zero con qualche aspetto positivo, compreso l’interesse dimostrato da investitori, pare seri, per la piscina alle Leopoldine. Sarebbe un errore, perciò, precipitarsi a vendere la proprietà termale. E’ indispensabile, al tempo stesso, lavorare su un Progetto Strategico di Montecatini Terme e del territorio. Le categorie economiche hanno il dovere di essere protagoniste. A mio parere, dopo il fallimento dell’operazione di azzerare i copri intermedi, responsabile dell’affermarsi di un esasperato e improduttivo individualismo, cosa diversa dalla giusta valorizzazione delle capacità individuali, è assolutamente necessario avere l’ambizione di proporre alla politica e alle Istituzioni una nuova visione e nuove progettualità per i nostri territori in una Toscana new. L’economia toscana di una volta non c’è più da tempo, neppure nel turismo. Nell’agriturismo la Toscana non più la prima regione in Italia da 10 anni. Nei comparti del vino e della gastronomia siamo stati superati da Veneto, Lazio, Puglia. Riguardo  ai  Musei siamo superati da Lazio e Campania. Gli operatori definiscono “cotti” i questi settori e chiedono nuovi pacchetti da vendere. Montecatini Terme deve rientrare in una nuova offerta. Il tema centrale è lo sviluppo e la competitività dei nostri territori marginali tra Firenze e Pisa che rappresenta l’area più forte dal punto di vista turistico ed economico (è l’area più infrastrutturata, la più turistica, la più abitata, la più produttiva). Questo vuol dire affrontare da una parte le criticità delle città forti. Firenze 9.4 MLN di presenze/anno che si fermano solo 2,1 notti contro una media europea di 4/5 notti. E’ ovvio che se Firenze è sempre pieno, come Venezia, egoisticamente non si pone il problema, con terribili conseguenze di un turismo invasivo e con un elevato abusivismo nel mercato degli appartamenti. Pisa 1.7 MLN di presenze/anno che si fermano solo qualche ora. La Torre pendente non salva Pisa. A queste polarità deve essere assegnato un sistema di “nuove mete”. Montecatini, Pistoia, i nostri centri più piccoli e territori possono diventare il PARCO EUROPEO DELL’OSPITALITA’. Montecatini Terme può essere il fulcro con peculiarità e grande qualità. Si torna ai temi del Progetto Confesercenti del 2011. Le Terme devono rappresentare l’unicità. Montecatini deve diventare la città capace di dare, benessere psicofisico ed energia alle persone, anche cura e riabilitazione.

La Montecatini Terme “Città Unesco” è un grande obiettivo che va inteso non perché le nostre Terme diventino un reperto archeologico tipo Caracalla, ma simbolo vivo, attivo, innovativo delle Terme italiane a livello internazionale. Le Terme non saranno più l’unico motore del turismo, come negli anni d’oro. La loro incidenza sul PIL sarà minore. Ma esse sono irrinunciabili per dare unicità all’offerta. Tutto deve cambiare. Le Terme come valore unico, ma con possibilità di numerose altre mete. I turisti vogliono un “sistema mete” e delle cose da fare nei territori. Anche alle Terme e nei territori bisogna dare prodotti per il “turista attivo”, segmento in continua crescita.

A conclusione:

Le Terme e Montecatini hanno una via di uscita dalla crisi con una progettualità che attragga investitori privati. La piscina alle Leopoldine è fondamentale per dimostrare la ripartenza, ma insufficiente alla crescita. Occorre mettere la città in sintonia con le finalità. Montecatini “Città Termale” dove compiere un’esperienza pilota per valorizzare il “sistema termale toscano nel mondo”. Montecatini Terme, quindi, “ambasciatrice del made in Italy” in Europa e nella competizione globale: per la bellezza, la storia, la cura ed il benessere del corpo, sport e tempo libero, enogastronomia, arte e cultura, eventi, musica, spettacoli. Si tratta di tematiche impegnative, ma corrispondenti a un territorio, la Toscana, riconosciuto tra i più belli del pianeta. Ecco che la progettualità per Montecatini è un tassello di qualità e unicità nell’ambito di una progettualità complessiva dei territori. Cosa manca ai nostri territori per accendere le loro potenzialità. A questa domanda può rispondere un Piano Strategico che le associazioni economiche a livello provinciale oggi considerano una priorità, la cui attuazione però ancora langue, senza il quale non ci può essere crescita.

Come si fa ad iniziare a lavorarci concretamente? Ci vuole una classe politica che ci creda. Le Istituzioni devono essere le prime a esprimere una forte volontà di rinascita, altrimenti non si farà niente. Le Associazioni economiche, i sindacati dei lavoratori dipendenti, gli Enti (Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio) ci credono e sono disponibili. La risposta decisiva come sempre spetta ai Comuni, alla Regione, alla politica.

Riccardo Bruzzani

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