Assohotel chiede incontro ad amministrazione: “Le somme per i Comuni servono a coprire le minori entrate della tassa di soggiorno, quindi si utilizzino per i medesimi scopi”.

Il decreto Rilancio ha istituito nello stato di previsione del Ministero dell’interno un fondo, con una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2020, per il ristoro parziale dei Comuni a fronte delle minori entrate derivanti dalla mancata riscossione dell’imposta di soggiorno. La dotazione del fondo è stata poi incrementata di 300 milioni. Va detto che il gettito dell’imposta di soggiorno è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei servizi pubblici.

Si ritiene, dunque, che anche le somme da ripartire in relazione al fondo, essendo relative a un ristoro a fronte delle minori entrate derivanti dalla mancata riscossione dell’imposta di soggiorno, dovrebbero considerarsi destinate ai medesimi scopi previsti dalle pertinenti norme. Proprio per questo abbiamo chiesto un incontro all’amministrazione comunale al fine di sostenere le nostre imprese che hanno vissuto e purtroppo continueranno a vivere gli anni più bui per il settore turistico.

I sostegni messi in campo fino a oggi, infatti, non possono bastare. La riduzione della Tari, ad esempio, è irrisoria se guardiamo le bollette in scadenza al 30 settembre. Quest’anno non possiamo fare la distinzione tra alberghi stagionali e annuali. Molti continuano a rimanere chiusi e quei pochi che hanno aperto chiuderanno nuovamente nei prossimi giorni. Come da mesi sosteniamo, non c’è stato nessun conferimento per quelli che non hanno mai aperto, mentre per gli altri la percentuale di conferimento è notevolmente ridotta.

Un’altra importante novità contenuta nel decreto Rilancio che riguarda l’imposta di soggiorno è l’esclusione dell’attribuzione al gestore delle strutture ricettive della qualifica di incaricato di pubblico servizio. Tutto ciò dovrebbe escludere le sanzioni penali. Inoltre, a respingere l’applicazione della sanzione penale dovrebbe bastare quanto previsto dallo stesso decreto, laddove stabilisce che “per l’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta di soggiorno si applica la sanzione amministrativa”.

E dunque, ammesso e non concesso che al gestore delle strutture ricettive si applichi ancora la qualifica di incaricato di pubblico servizio, la sanzione applicabile sarebbe, per il principio di specialità, quella amministrativa. Tutto ciò è dovuto anche al lavoro di Confesercenti, che in varie occasioni ha proposto emendamenti ai vari gruppi parlamentari e agli esponenti politici locali.