Fieristi della provincia di Pistoia in ginocchio. E’ il grido di allarme che Anva Confesercenti lancia nuovamente alle istituzioni a ogni livello, dal governo agli enti locali.

Nei giorni scorsi Anva Pistoia ha incontrato una delegazione di operatori della nostra provincia. Giova ricordare che la provincia di Pistoia conta il maggior numero di fieristi in ambito regionale, molti dei quali operanti nei comuni di Lamporecchio, Larciano e in genere di tutta la Valdinievole.

Gli operatori del territorio hanno manifestato il proprio disagio non più sostenibile per una situazione nella quale le fiere ambulanti continuano a essere annullate (nonostante le linee guida che fin dallo scorso maggio hanno sancito a livello nazionale e regionale la loro riapertura). E questo soprattutto al di fuori della provincia di Pistoia, dove invece, grazie al lavoro di concertazione e disponibilità delle amministrazioni, si sono scongiurati rinvii o annullamenti.

Secondo Michele Merola, responsabile provinciale Anva, “Si assiste in molti territori a scelte incomprensibili, talvolta improvvisate, addirittura comunicate agli operatori a ridosso dello svolgimento delle manifestazioni. Ci si trincera dietro a motivi di sicurezza che possono essere tranquillamente affrontati e risolti”.

Intorno alle fiere si sono sviluppate negli anni una serie di attività economiche di commercio che permettono a migliaia di famiglie di lavorare e che sono a reddito zero da inizio marzo. Servirebbe pertanto un adeguato sostegno economico alle famiglie che vivono solo di questo lavoro (il mese scorso il presidente nazionale Anva, il valdinievolino Maurizio Innocenti, ha chiesto al Presidente del Consiglio di dichiarare per la categoria lo stato di emergenza).

“Come si può pretendere – dice Merola – da operatori che da mesi hanno perso circa l’80% delle proprie giornate di lavoro di far fronte alla scadenze relative alla gestione dell’attività? I pagamenti non subiscono mai annullamenti, le fiere sì. Quando si annullano questi eventi si mette a rischio la vita di centinaia di imprese e la sussistenza economica di intere famiglie. Non c’è più tempo da perdere. Governo e amministrazioni si decidano a considerare la categoria al pari di qualsiasi altra attività economica”.