“Il centro storico muore. Emergenza negozi. La nave affonda. Serve un piano”. Questi i titoli apparsi nei giorni scorsi su La Nazione. Tutte constatazioni evidenti. L’analisi della crisi del commercio di vicinato è sempre la stessa da anni. Le cause sono: prima la grande distribuzione, oggi il commercio on-line, il progressivo svuotamento dei centri urbani dalle funzione pubbliche, la loro complicata accessibilità. Nel frattempo è cambiato tutto. Il dato indiscutibile è che il commercio di vicinato ed i servizi d’intermediazione tradizionali hanno perduto consistenti quote di mercato con conseguenze rilevanti sui ricavi e sui margini di utile. Tutto è regressivo. Non soffre e muore soltanto il commercio del centro storico. Soffre il commercio di Montecatini, di Pescia, di Monsummano. Anzi nei piccoli centri il commercio tradizionale è sostanzialmente scomparso. Soffrono gli ambulanti con mercati dequalificati da offerte ad un euro. Quanti negozi di scarpe, quante macellerie, mesticherie sono rimaste in tutta la Provincia? Le attività di abbigliamento fanno una fatica enorme a resistere e molte chiudono. La domanda vera è: Quale rete distributiva esisterà nei prossimi anni?  Le città, i centri urbani saranno desertificati dall’assenza dei negozi? Già è successo nelle zone svantaggiate. Quali le conseguenze sul piano sociale, economico/occupazionale, sulle entrate fiscali in particolare dei Comuni? Occorre un’attenta lettura della realtà. Sono necessarie politiche adeguate e nuove a livello nazionale, regionale e locale. Alcuni esempi. Il commercio online e le sue fortissime conseguenze. Quali azioni chiediamo a riguardo, sia in merito alle regole (fisco, lavoro), sia in relazione al rapporto dei grandi gruppi e le attività commerciali nei territori. Dobbiamo uscire dalla contrapposizione e dalla passività con la definizione di una strategia e con gli strumenti adeguati. Quali incentivi economici, fiscali, formativi per i giovani che aprono attività commerciali. Quali scelte per la riqualificazione dei mercati su aree pubbliche. Come rafforzare il ruolo di aggregazione e di vitalità dei Centri Commerciali Naturali? Quali contributi economici non irrilevanti a chi fa vivere una attività commerciale con servizi nelle zone svantaggiate? Insomma, il commercio di vicinato è una risorsa da non perdere, oppure si lascia morire? Questo è il punto. Attardarsi sulle analisi e contrapporsi tra Comuni e Associazioni è una strada che non farà cambiare le cose. Resta fondamentale la crescita dell’economia. Il commercio decresce. Il turismo, comprendendo anche la ristorazione, invece è in crescita. Senza il turismo il commercio di vicinato non ha prospettive. Tutte le organizzazioni internazionali mettono la mobilità delle persone (cioè il turismo) e delle merci (bisogno di infrastrutture) quali settori di maggiore crescita nel mondo (dal 5 all’8% all’anno). Come i nostri territori possono crescere? Questo è tema del Piano Strategico per lo sviluppo e la competitività della nostra provincia.