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La riflessione di monsignor Giordano Frosini parte da
unaffermazione innegabile: la grande distribuzione è passata
allattacco anche a Pistoia. Tanto è vero che se si considera, come
buon senso vorrebbe, larea interessata non ristretta ai confini comunali,
tutta la nuova superficie, prevista dalla Regione nei prossimi anni
nellarea metropolitana per nuovi grandi insediamenti commerciali, si
è concentrata nel nostra Provincia (Santagostino e Agliana). Poi si
può disquisire, in teoria, che la nuova legge sul commercio (la Bersani)
afferma il pluralismo delle varie forme distributive. Ma restano i fatti,
rappresentati dalla potenza economica dei grandi gruppi commerciali e dalla
debolezza dei piccoli negozi di vicinato. Allora il problema vero è:
come difendere il commercio tradizionale? Questa è la domanda alla
quale rispondere concretamente. Ho apprezzato la pacata, riflessiva, ma forse
troppo equidistante, risposta di Paolo Bruni. Il negozio è ancorato alle
nostre tradizioni sociali. Penso che il commercio storico debba continuare ad
esistere nelle città, nei paesi e, perciò, debba restare al
centro della dinamica commerciale, poiché assolve una stretta
interazione con la vita cittadina, per la sua funzione non solo economica ma
anche sociale. Se non si parte da questa consapevolezza, le conseguenze sarano,
al di là delle intenzioni, l'impoverimento del commercio tradizionale ed
il trasferimento sempre più accentuato della vendita dei beni
commerciali nelle aree periferiche dove si colloca la grande distribuzione. Ci
sono decisioni di merito da assumere, quindi, riflettendo su tutte le
conseguenze e non focalizzandosi soltanto su considerazioni economiche e
urbanistiche, come se queste discipline non dovessero anch'esse contribuire ad
incoraggiare la coesione sociale. E' assai più importante, ad esempio,
cosa si farà nell'area del Ceppo, che dove si
costruirà il nuovo ospedale. Tutela e valorizzazione del patrimonio
storico e culturale, difesa e sviluppo delle attività umane collocate
nei centri storici, tra le quali il commercio, dei negozi e dello stesso
mercato, è una delle principali, non in contraddizione con le bellezze
architettoniche da ammirare. Questo non è un ragionamento di parte;
poiché coglie interessi generali. Il commercio tradizionale dei centri
naturali può essere penalizzato, al tempo stesso, dalla crescita della
grande distribuzione ed a seguito di scelte della pubblica amministrazione
equidistanti tra piccola e grande distribuzione. Occorre capire, insomma, che
è molto più difficile costruire un centro commerciale naturale
che un ipermercato. Soltanto un grande impegno unitario di tutti può
permettere di raggiungere un simile obiettivo.
Pistoia, 13 Gennaio 2005
Riccardo Bruzzani
Segretario Provinciale Confesecenti
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