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Siamo in una fase nuova per il commercio ed il turismo, così come per tutta leconomia, caratterizzata da incertezze ed insicurezze, dalla crisi dello sviluppo che ha contraddistinto il quadro economico mondiale negli ultimi venti anni. Leconomia dellItalia ha il freno tirato. Nel 2002/2003 la crescita del PIL è stata dello 0,3/0,4%. Nel triennio 2001/2003 il tasso medio di crescita dei consumi è stato dello 0.50%. Le previsione per il 2004 sono: lieve aumento della spesa dei consumi (+1,2), concentrata però sui servizi (+1,8), sui beni +0,1), ma sui beni durevoli (1,4). Nel 2001/2003 la G.D. ha ottenuto +14.4% del fatturato; i piccoli negozi +2.8. Nel commercio al dettaglio, dal 1991 al 2001 è scomparsa 1 impresa su 5 (-20.1%), gli addetti 12.3%, gli occupati 235.700. Le quote di mercato della G.D. Alimentare nel 1989 erano il 26%, nel 1998 il 55%, nel 2001 il 59.7%. POI SI RACCONTA LA FAVOLA CHE COLPA DELLAUMENTO DEI PREZZI AL CONSUMATORE E DEI PICCOLI NEGOZI. Il costo delle locazioni commerciali è divenuto sempre più elevato e quasi insostenibile, anche nella nostra provincia e, particolarmente, nel centro storico di Pistoia. E quindi in discussione la competitività del sistema economico. Siamo in un periodo che si segnala per la più grave crisi di fiducia che abbia colpito consumi ed investimenti. Ad una consistente ripresa dei consumi non sono state sufficienti alcune condizioni favorevoli alla crescita (tassi dinteresse al minimo, inflazione contenuta, anche se non quanto previsto, capacità produttiva inutilizzata, flessibilità del mercato del lavoro. Per contro assistiamo a scelte negative per leconomia. Ad esempio, il condono fiscale (gettito stimato in un super incasso di 20 miliardi di euro, il doppio di quanto preventivato dal governo) ed andamento della Borsa, sono due fattori che deprimono fortemente i consumi. Parte del surplus del gettito del condono deve essere messo in circolazione per lo sviluppo. La riduzione della pressione fiscale, verso le famiglie e le imprese, deve costituire un asse strategico per lo sviluppo e la modernizzazione delle piccole e medie imprese. Ma la pressione fiscale non è scesa affatto. La tassazione statale nel 1992 sulle entrate correnti era il 44,6%; nel 2003 è stata del 44,5%. Le tasse locali, causa i minori trasferimenti dello Stato, sono aumentate in modo consistente; così le tariffe. Berlusconi dice di voler diminuire il prelievo fiscale. Lo faccia concretamente e dica a chi. A coloro che hanno reddito alti o a coloro che hanno redditi medio bassi? Il cavaliere può dire, in un impeto di demagogia a tutti imprese, famiglie, ricchi e poveri. Ma non ci crediamo, perché le risorse finanziarie destinate alla riduzione fiscale devono fare i conti con il bilancio. Se le tasse si diminuiscono ai redditi alti, non si favorisce la ripresa dei consumi, poiché si favorisce limmobilizzazione dei capitali. E assente, pertanto, una strategia di medio-lungo periodo che realizzi sostanziali cambiamenti, ad iniziare da una vera politica per lo sviluppo. Il credito, ad esempio, è indispensabile per le imprese. Le banche erogano i finanziamenti non più soltanto sulla base di una valutazione sulla solvibilità delle persone, quanto sulle garanzie fidjussorie concesse dalla società imprenditoriale. Conta la redditività e la solvibilità delle imprese. Non è stato così per Parmalat e Cirio. E così per le piccole imprese che vedono chiudere le porte daccesso al credito. Si stanno vanificando gli obiettivi di finanziare le idee, far nascere nuove imprese, ricapitalizzare le piccole e medie imprese, aiutare il loro consolidamento e lo sviluppo delle aziende per far crescere leconomia e loccupazione. Non sintravede come uscire dalla crisi con una politica di sviluppo. Lo stesso patto di stabilità europeo non può essere ritenuto un dogma, soprattutto per gli investimenti innovativi, la ricerca, la formazione. I vincoli e le regole non possono essere ritenuti immodificabili. Bisogna dare una prospettiva, indicare una strada per il futuro, battere il pessimismo per far emergere un barlume di ottimismo, senza il quale non si costruisce alcun futuro. DECISIVI CONTRO LA CRISI DELLECONOMIA SONO FORTI INVESTIMENTI. Quale strategia, infatti, è necessaria nellinteresse delle imprese e delleconomia della nostra provincia? Accrescere la competitività del sistema produttivo pistoiese nellarea metropolitana e sui mercati. Non è cosa facile in questa situazione. Ma quello che è possibile fare va fatto. E fondamentale, perciò, la capacità della Provincia di assolvere ad una funzione di sintesi per le infrastrutture materiali (collegamenti) ed immateriali (Università, Ricerca, Impresa) e con le categorie economiche, per affermare la funzione di cerniera fra componenti pubbliche e private del sistema locale. Le priorità da affrontare, ormai, sono sostanzialmente conosciute e condivise riguardo ai settori tradizionali, al vivaismo, alla Breda ed il relativo indotto, al terziario (commercio, turismo, le terme, i servizi, linnovazione). Già nellincontro con il Presidente Venturi a Montecatini Terme abbiamo posto con forza la centralità del termalismo e del sistema turistico per leconomia e loccupazione della Valdinievole. Abbiamo detto, in ogni caso, che non sarebbe neppure sufficiente, per luscita dalla crisi del commercio e del turismo della città termale, una nuova fase despansione delleconomia nazionale, se non si creano le condizioni di rilancio delle Terme e dellimmagine della città. E di conseguenza, indispensabile una decisa azione di Marketing territoriale per valorizzare le eccellenze del sistema economico pistoiese. In tale ambito è necessario individuare e programmare due grandi eventi annuali (Pistoia e Valdinievole) che possano elevare la visibilità del sistema produttivo. E quindi, essenziale lobiettivo di un piano strategico dellarea provinciale con la partecipazione di soggetti pubblici e privati per realizzare le priorità dello sviluppo. Ciò presuppone un nuovo rapporto tra mondo delle imprese e del lavoro dipendente, superando la concertazione per lindividuazione delle priorità con piani di fattibilità per la loro concreta realizzazione. Il fine è quello di riuscire a compiere un vero e proprio salto di qualità per la penetrazione sui mercati delle nostre produzioni, per servizi qualificati, per una vera politica turistica, per un commercio tradizionale e dei centri storici competitivo e non schiacciato dalla grande distribuzione. A questultimo riguardo riteniamo fondamentale la realizzazione unitaria dei centri commerciali naturali a Pistoia ed a Montecatini Terme. Al confronto sulla strategia e, dunque, sulle linee programmatiche dei prossimi cinque anni, certamente si deve aggiungere il ruolo sinergico della CC.I.AA. Basta con le logiche di bottega e le contrapposizioni. Non possiamo ripetere la vicenda dellultimo rinnovo degli organi della CC.I.AA. arrivando ultimi in Toscana. In tutte le Province il rinnovo delle CC.I.AA. ormai è quasi compiuto. Inoltre, non possiamo continuare nella situazione che vede schieramenti contrapposti e con una linea di maggioranza e di minoranza cristallizzate in partenza. Pistoia, 2 aprile 2004 Riccardo Bruzzani Intervento Convenzione Programmatica de LUlivo Dopolavoro ferrovieri di Pistoia |