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Costruire il futuro di Pistoia

 

Intervento di Riccardo Bruzzani

PISTOIA NON E’ IMPEGNATA A COSTRUIRE IL FUTURO PER REAGIRE AL DECLINO

La posizione non invidiabile di Pistoia nell’ultima graduatoria pubblicata da "Il Sole-24 Ore", i contenuti dell'intervista del Presidente Zollo di Caripit concessa il 2 gennaio u.s. ad "Il Tirreno", meritano un'ampia riflessione sul futuro dell'economia pistoiese. Non servono né sottovalutazioni e neppure accenti catastrofici. Ma quando Zollo afferma la necessità di "cambiare mentalità o non usciremo dalla crisi" e quando sottolinea che, ad eccezione del vivaismo, della Breda, delle costruzioni e di una parte delle aziende del mobile, tutto il resto è in grave difficoltà non si può fare come gli struzzi. Tutti siamo consapevoli della portata della crisi del manifatturiero tradizionale, del rischio di scomparsa del marchio Montecatini Terme d'Europa, dell'inesistenza della floricoltura quale settore produttivo, del drastico ridimensionamento avvenuto nel calzaturiero. Davanti a questo preoccupante scenario non vedo un impegno straordinario da parte delle istituzioni, dei partiti, delle stesse imprese e delle loro associazioni, dei sindacati dei lavoratori dipendenti. Si tende a vivacchiare, a ragionare ognuno nel proprio orticello, a giustificare i propri limiti, quando non si tenta di scaricarli su altri. E' vero che l'Italia e la stessa Europa, purtroppo politicamente inesistente, non agganciano la ripresa internazionale e la Toscana non fa eccezione. Sembra quasi inevitabile dire "cosa possiamo fare a Pistoia?" Ma ha ragione Zollo: ci vuole un rinnovamento culturale su questioni fondamentali. Ne cito alcune a titolo esemplificativo.

  1. Perché in Toscana, a Pistoia in particolare, è inesistente la capacità di attrarre capitali per investimenti? Prendiamo in esame il caso delle Terme. L’errore commesso non è stata la privatizzazione della gestione, ma come essa si è realizzata. E’ stata una follia aver pensato che la gestione di un sistema termale, ormai fuori dal SSN, potesse produrre fatturato ed utili tali da consentire circa 40 milioni di euro d’investimenti. Perché nessuno ha tenuto in considerazione la posizione di Confesercenti? Oggi non servono le commissioni d’indagine, ma idee per rendere appetibile ad un serio gruppo industriale investire a Montecatini nel termalismo, nel turismo e nel commercio. Forse qualcuno lavora su questo obiettivo? A noi pare che ci si stia soltanto avvitando su come uscire dal pasticcio combinato. Non si riesce neppure a mettere in piedi una gestione transitoria per riaprire la prossima primavera le Terme e per salvaguardare l’occupazione. A Pistoia capoluogo, città d’arte e di rilevanti patrimoni, sconosciuti ai più, si discute, si progetta per attrarre flussi turistici, consapevoli che le notevoli potenzialità esistenti sono inespresse e mancano strutture, servizi e politiche? La risposta è scontata.
  2. Le imprese devono investire certamente nei settori di crescita a livello mondiale, ma anche sull’innovazione dei settori tradizionali e sui servizi. Riguardo al commercio le botteghe ed i negozi di vicinato faticano a vivere. L’avversario è sicuramente la grande distribuzione. Bisogna, però, superare anche visioni conservatrici. I consumi sfrenati non torneranno più; essi stagnano non soltanto per mancanza di danaro. Le famiglie hanno differenziato i modelli di consumo. In occidente non si ha più paura di morire di fame come negli anni del dopoguerra. Anzi, per molti mangiare poco è una scelta. La verità profonda è che i consumi restano al palo dove è assente il nuovo. Ecco che i centri commerciali naturali, specialmente nelle città d’arte e commerciali, possano costituire la grande novità del commercio tradizionale nel modo di proporre l’offerta, di fare promozione, di fidelizzare la clientela, assai più di quanto possa fare la grande distribuzione. E’ davvero auspicabile che si possa riuscire a realizzare unitariamente il centro commerciale naturale di Pistoia. Non sarà impresa facile se continuerà a prevalere, non certamente da parte di Confesercenti e Pistoia Card, la ricerca di un’inutile supremazia associativa, anziché l’obiettivo di mettere in primo piano gli interessi ed il futuro delle imprese. Del resto non si può imputare al caso che non si riesca neppure a mettersi d'accordo sul nuovo Presidente della Camera di Commercio.
  3. A Pistoia non c’è proprio abitudine ad agire come sistema, con sinergia tra pubblico e privato. Questo oggi rappresenta un formidabile fattore di competitività per contrastare la stessa concorrenza internazionale. Non è detto, infatti, che debba vincere chi può contare sul costo del lavoro più basso, rispetto a coloro che hanno più ricerca, collaborazione tra Stato, Regioni, Comuni e imprese, burocrazia e pubblica amministrazione snelle, efficienti e capaci di mettersi al servizio della competitività del sistema economico, flessibilità, incentivi ed assistenza mirati alle piccole e medie imprese. E’ giustissima l’affermazione contenuta nell’ultimo rapporto del Censis, quando sottolinea la necessità di superare lo storico antagonismo italiano tra pubblico e privato, sia per l’economia, sia per il benessere sociale.

Dipende da noi, dunque, avere un futuro di sviluppo, evitando il declino economico e sociale. Bisogna cambiare tutti. Sarebbe opportuno iniziare a chiedere, da parte delle istituzioni, delle banche, dei partiti, dei sindacati, della Camera di Commercio, quali progetti innovativi le imprese intendano realizzare e quali problemi sussistono per farli decollare, piuttosto che continuare a costituire tavoli per progetti più o meno strategici o a riscrivere programmi dei quali nessuno sente l’esigenza. Ciò non significa che Istituzioni ed Enti debbano rinunciare a dotarsi di precise e prioritarie linea guida, in riferimento al ruolo di Pistoia nell'area metropolitana, all'Università, alle infrastrutture materiali ed immateriali. Di questo c'è assoluta necessità. Ma la coesione tra imprese, istituzioni, università, forze sociali non si realizza con semplici esortazioni. Occorre dimostrare apertura, distruggendo la cappa di piombo che rende spenta Pistoia, se davvero si vuole favorire la realizzazione d'idee e di progetti privati che si pongano nell'ottica dello sviluppo e del nuovo. Faccio quest'affermazione alla luce di esperienze negative a proposito di concreti progetti presentati alle istituzioni, dalle stesse apprezzati, ma rimasti lettera morta. A riguardo metto in evidenza due esempi. L'idea proposta alla Provincia di costruire, nell'ambito di un progetto culturale, un grande evento di livello europeo, per un non breve periodo, ripetibile negli anni successivi, in grado di portare numerose presenze turistiche nella città termale ed in provincia, avente l'obiettivo di fare di MontecatiniTerme la città italiana del liberty. Un definito progetto che utilizzava proprietà pubbliche provinciali abbandonate, allo scopo di valorizzare le produzione tipiche della provincia e le relative aziende.

Penso che a monte sussista un problema valido per tutti: comprendere che non si può mai smettere d'imparare.

Gennaio 2005

Riccardo Bruzzani